Area Clienti

Banca Capasso Antonio

Meteo Link amici

Le miniere di Bauxite

miniere-di-bauxite-cusano

(Miniere di Bauxite – Foto di Francesco Maurano)

La bauxite deriva il suo nome dalla presenza di alluminio nelle miniere di Le Baux nei pressi di Tarascon, in Provenza, dove il minerale estratto fu chiamato “beauxite” poi divenuto “bauxite”.

Dal punto di vista chimico e una roccia costituita per il 40-63% da ossidi idrati di alluminio, mescolati in varie proporzioni con ossidi idrati di ferro (5-36%), titanio (2%) e silice (3-20%).
Di  aspetto terroso, argilloso o compatto e pisolitico, il suo colore varia dal biancastro al giallastro, per alti tenori di allumina e bassi tenori di ossidi ferrosi, a rossastro, quando il tenore di quest’ultimi aumenta. In Italia i giacimenti più importanti si trovano nelle Murgie sul Matese e nell’ Abruzzo aquilano.
La prima segnalazione dei livelli bauxitici del Matese risale al De Launay (1913) che cita la scoperta avvenuta nei primi del 1900 presso Cusano Mutri durante un suo viaggio in Italia.

A seguito dello sviluppo delle tecniche di estrazione dell’alluminio metallico dalla bauxite, tra il 1919 il 1921, in alcune località del Matese orientale (Cusano Mutri -Cerreto Sannita), la Società Anonima Monte Mutri iniziò a svolgere indagini a lavori minerari che portarono alla realizzazione di diverse trincee, gallerie e rimonte lungo l’orizzonte bauxitico, proseguiti fino al 1925 quando furono interrotti per elevati costi di produzione (Franco, 1957, Crescenti & Vighi,1970). Intanto, nel 1925 anche la Società Montecatini iniziò a interessarsi alle bauxiti dell’Italia centro-meridionale, con particolare riguardo a quelle affioranti in Campania e sul Matese che furono rilevate nel 1939 quando, dopo una campagna di prospezioni effettuate tra il 1937 e il 1938, ebbero inizio le ricerche e le attività estrattive e proseguirono fino al 1963-1965, con interruzioni nel periodo bellico (1943-1945) e nel 1950.

Recenti ricerche condotte su ciò che è rimasto di questa attività nel sito di Cusano Mutri, hanno consentito di esplorare e cartografare circa 2600 m di gallerie, che rappresentano solo parte di quanto originariamente realizzato dalle Società minerarie che qui furono attive (Del Prete et al., 2001; 2002). Numerose gallerie esplorative furono realizzate anche in diversi siti dell’area del Monte Maggiore e Monte Etna dove le attività estrattive, però, si concentrarono solo alla estesa “Miniera Caiazzo” oggi inaccessibile. Purtroppo, sia la discontinuità del livello bauxitico che della natura geografica dei luoghi hanno svolto un ruolo fortemente limitante allo sviluppo di questa attività soprattutto nell’area del Matese.

Qui, infatti, la roccia appena estratta per essere commercializzata doveva raggiungere lo scalo di Napoli. Pertanto, dopo essere stata cernita a mano è suddivisa in diverse classi di qualità, giungeva alla rotabile di Cusano Mutri per mezzo di una teleferica costruita a suo tempo dalla Società Monte Mutri (Maranelli, 1939). Questa, ubicata a quota 1027 m slm, era lunga 3370 m e capace di trasportare 30 tonnellate di materiale l’ora, coprendo un dislivello di 650 m. Poi, veniva trasportata con camion lungo percorso di una ventina di chilometri con “pendenze e svolte eccessive” allo scalo di Telese (Maranelli, 1939). Ancora il materiale proseguiva via ferrovia per i restanti 70 km, lungo la linea Napoli-Foggia, che gli consentiva, infine, di giungere allo scalo di Napoli. L’aggravio dei costi dovuti al trasporto era così elevato che “sul prezzo della bauxite di 69 lire alla tonnellata al porto di Napoli, il trasporto generale gravava da solo per 60 lire” (Maranelli, 1939).

Oltre a queste difficoltà logistiche, l’alto tenore in silice della roccia madre, che rendeva costosa l’estrazione dell’alluminio metallico, limitava l’utilizzo delle bauxite del Matese alla preparazione di mordenti in tintoria, di sostanze abrasive e mattoni refrattari per rivestimenti interni di forni, stufe, focolari, etc. Nel 1935, inoltre, furono eseguite prove sulla resistenza e la rapida presa del cemento fuso alluminoso ottenuto dalle bauxiti di Cusano con risultati molto soddisfacenti (Franco, 1957).

Ciò nonostante, al termine dei lavori di ricerca nel 1965, la Società Montecatini aveva individuato un’ultima area, a Bocca della Selva, in cui realizzare operazioni di coltivazione. Qui, infatti, le ricerche condotte portarono all’individuazione di un importante orizzonte bauxitco di 10-15 m di spessore (Cestari et al., 1975) da cui si prospettava di cubare 1.250.000 tonnellate di minerale corrispondenti a 620.000 tonnellate di bauxite (Crescenti & Vighi, 1970; Cestari et al., 1975). Purtroppo, la lottizzazione dell’area per la costruzione dell’attuale villaggio turistico non permise mai di sfruttare questo giacimento.

(da Grotte e speleologia della Campania – Sellino editore, 2005)

Sito ottimizzato per i browser IE versione 9 e successive, Firefox, Google Chrome, Safari e Opera
HTML5 Powered with CSS3 / Styling, and Semantics

CSS Valido!