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Pesco Rosso, l’ultimo canyon

Pesco Rosso, all'attacco del p/35 - foto Salvatore Capasso

Pesco Rosso, all’attacco del p/35 – foto Salvatore Capasso

Sembrava impossibile, vista l’ampia conoscenza attuale del territorio, scoprire ed esplorare nel 1992 una gola di grande impegno e bellezza, per di più di facilissimo eccesso. E’ successo sul Matese, all’estremità nord ovest del Massiccio, fra Gallo e Monteroduni. Il nome della gola è Pesco Rosso.

L’esplorazione del canyon è stata effettuata il 22/11/ 1992 da alcuni componenti del Gruppo Speleologico del Matese.L’acceso, venendo da Gallo Matese,  è appena dopo l’abitato di Vallelunga, nei pressi di un ponticello che attraversa il fosso che poi diventa forra. Il dislivello si aggira sui 300 m e lo sviluppo è di poco superiore al chilometro. La sequenza dei salti, tutti attrezzati con fix e doppio anello inox per le corde doppie (a parte il primo, con attacco naturale) è la seguente: 8, 10, 12, 35, 25, 44, 25, 30, 16. Vi sono numerosi laghi, per il superamento dei quali sono necessari mute e canotti, e in alcuni tratti sono state attrezzate delle teleferiche.La forra è percorsa da un discreto ruscello che, in caso di periodi particolarmente piovosi, diventa molto impetuoso, trascina alberi e sassi.

L’uscita, scelta in occasione della prima esplorazione, consiste nella risalita del versante destro, lungo prati molto ripidi, per circa 200 m di dislivello fino ad una sterrata; si può però più facilmente continuare a seguire il torrente per 2 km (vegetazione) fino al ponte di Santo Spirito, sotto la statale 158. Il tempo di percorrenza è valutabile in 6-7 ore se non si è in molti.

La gola presenta tratti di grande bellezza e dimensioni imponenti, e nella parte centrale è piuttosto continua: consigliabile quindi a chi abbia già una buona esperienza di torrentismo.

Scheda tecnica dell’itinerario liberamente tratto dal libro di Giuseppe Antonini “Figlie dell’acqua e del Tempo”, Società Editrice Ricerche,2001.

RAVA DELLE CUPELLE O PESCHIO ROSSO

Dislivello: 310 metri (da quota 760 metri a quota 450 metri)

Sviluppo: 1,2 chilometri

Tempo di avvicinamento: 5 minuti

Tempo di uscita: 45 minuti/ 1 ora

Tempo di percorrenza: 2 ore e 30 minuti/ 3 ore e 30 minuti

Periodo consigliato: metà marzo/ fine aprile

Difficoltà complessive: difficile

Dicono i vecchi di Monteroduni che dalla Rava delle Cupelle “si vedono le stelle anche di giorno…”. E’ questo un modo originale ed efficace per rendere l’idea di quanto fosse profondo ed ombroso il baratro sotto la vertiginosa parete del Peschio Rosso; in realtà il solco della gola non è particolarmente angusto, ma per capire il senso di una simile frase bisognerebbe forse mettersi nei panni di chi, mezzo secolo fa, scendeva già fin sul fondo della gola senza una corda, attraverso passaggi segreti tra le ripide scarpate. Evidentemente nell’immaginario di quegli uomini il vallone era così profondo da dare la sensazione di trovarsi alla base di un crepaccio dove la luce non arriva mai, lasciando così la possibilità di vedere brillare le stelle del firmamento. In effetti la gola presenta una morfologia molto singolare ed è paragonabile ad un profondo baratro, un solco così netto da costituire non a caso il confine amministrativo tra Molise e Campania. Un solco invalicabile che nell’antichità i romani superarono sul lato destro orografico realizzandovi una strada ormai dimenticata eppure ancora percorribile. Tra le gole del Matese la Rava delle Cupelle si distingue per l’aspetto piuttosto singolare, con una rigogliosa vegetazione che drappeggia le pareti, ma anche per le grandi vasche alla base delle cascate, tutti elementi che nell’insieme concorrono a creare l’atmosfera di una gola dai tratti “esotici”.

Giudizio:itinerario molto interessante, caratterizzato da una morfologia particolare; la discesa va affrontata in condizioni di buono scorrimento.

Flash storico: 1° discesa da parte di I. Martino, S. Capasso, L. Santagata, G. Caso, L. Colavita, S. D’Alessandro, G. Cusano, T. Bernabei, S. Bisceglia, M. Topani del Gruppo Speleologico del Matese nell’autunno del 1992.

Cartografia consigliata: Carta Topografica IGM scala 1:25.000 – 161 III NE

Materiale indispensabile: 2 corde da 40, anelli di cordino, muta completa.

Attacchi: sufficienti, naturali, su spit e fix.

Acquaticità: regime pluvio nivale; presenza di lunghi e profondi bacini, specialmente alla base delle cascate; forte riduzione di portata generalmente alla fine di aprile; scorrimento generalmente assente dalla fine di maggio.

 

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