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Il Presepe della Cattedrale di Alife

Natività – foto di Marcellino Angelillo

Il Presepe della Cattedrale di Alife è opera dell’ingegno del Prof. Marcellino Angelillo che da una ricerca storica attenta alle culture e alle tradizioni della gente alifana ha saputo costruire con le proprie mani un capolavoro di arte e cultura. Si tratta di un ricostruzione plasmata sulle modulazioni settecentesche della realtà alifana, con tutte le simbologie classiche della rappresentazione napoletana della nascita di Gesù, capace di unire insieme storia, folklore e teologia.

Il presepe è stato realizzato grazie al contributo soprattutto di cittadini alifani. I pastori provengono da artigiani della terracotta napoletana, Giuseppe e Marco FERRIGNO di S. Gregorio Armeno.

Brani tratti dall’opuscolo “Il Presepe della Cattedrale – Guida alla visita”  stampato delle Arti Grafiche Grillo srl, nel mese di settembre 2006 – Testi del prof. Marcellino Angelillo -.

 

Il Natale e il Presepio

Nel calendario romano il 25 dicembre era dedicato ad una festa importata dall’Oriente, quella del Natalis Solis Invicti, “il Natale del sole Invitto”. Questo culto fu introdotto a Roma dall’imperatore Aureliano (270-275) ed ebbe una larga diffusione, allorché le religioni e le simbologie orientali cominciarono a penetrare tra il popolo e l’aristocrazia curiosa. La decisione di fissare il 25 dicembre il natale di Cristo fu presa solo nel 353 da papa Liberio, poiché prima di allora ricorreva il 6 gennaio.

L’idea di una rappresentazione plastica della natività è più tarda. Essa non ha una precisa data di nascita, ma si è formata attraverso la confluenza di più fonti.

I vangeli canonici, con l’eccezione parziale per quello di Luca, non descrivono la nascita di Gesù; Marco tace, Giovanni usa il linguaggio poetico, Matteo, invece, passa rapidamente dal sonno di Giuseppe ai timori del re Erode, per cui qualche cosa di più si apprende dai vangeli Apocrifi (il protovangelo di Giacomo e quello dello Pseudo-Matteo). Ciò che è narrato dagli evangelisti, e ciò che è stato omesso, ma immaginato dagli apocrifi e dalla devota fantasia popolare, è ben compendiato nella rievocazione dal vero del primo Natale della storia, allestito da san Francesco a Greccio nella notte del 24 dicembre 1223, nella quale, secondo la tradizione, si vuole vedere la nascita del primo presepe.

 

Il IV Re Mago

Il V re mago o i 12 re magi sono stati sempre un enigma nel mondo presepiale. Intanto si individuano tre, solo perché tre sono i doni di cui viene data menzione nei vangeli canonici, ma in realtà vi sono testimonianza diverse. Infatti si parla spesso di un IV re mago anche in lavori pittorici: vedi per esempio l’affresco presso le catacombe di Domitilla in Roma dove sono raffigurati i quattro re con la Madonna e il Bambino (II sec.). Inoltre anche presso il Museo del Prado di Madrid vi è un trittico in cui si evince la presenza del quarto re. Il suo nome era Artibano e veniva da Ecbatana, una regione della Persia. Questo re mago non arrivò all’appuntamento con gli altri a Borsippa, perché durante il viaggio dovette soccorrere un moribondo, e quindi tardò all’appuntamento. Dopo quanto era successo si mise alla ricerca del bambino e incontrò, alla fine, il Cristo sul Golgota, dove poi morì anche lui.

Benino e Armenzio

Benino, nella tradizione napoletana, rappresenta il dormiente. Il suo risveglio è considerato rinascita a una nuova vita. Infatti per il pastorello dormiente il risveglio non è altro che la presa di coscienza della nascita del nuovo Re. Accanto al dormiente troviamo la presenza di Armenzio, il padre di Benino che nella cultura campana simbolicamente sveglia il figlio Benino. Entrambi rappresentano la nuova e la vecchia generazione.

Il Guardiano della Natività

In alcuni presepi antichi della tradizione napoletana, accanto a Gesù Bambino compare la figura di un uomo di colore chiamato il guardiano della natività. Si racconta che la principessa Elisabetta della Rovere (1620 – F. Mancini p.189) avesse uno schiavo d colore incaricato di pulire l’infante (il bambino) ogni Natale. Tuttavia egli era ostinato a non convertirsi e diceva che solo e il bambino gli avesse parlato si sarebbe convertito. Un bel giorno la principessa se lo vide venire incontro e le disse: il bambino mi ha parlato e mi ha detto che io Giuseppe devo diventare cristiano. E quindi con il nome di Giuseppe fu battezzato. Quando lo schiavo morì, in memoria del prodigio fu collocata una statua sul presepe che lo rappresentasse e fu posto proprio a guardia di Gesù Bambino.

Questo è Giuseppe, il guardiano della natività.

Il Pastore della meraviglia

Il Pastore della Meraviglia è un’altra presenza costante del presepio. Egli con entrambe le braccia levate al cielo e gli occhi sbarrati attratti dalla bellezza dell’evento dell’incarnazione, manifesta la meraviglia dei pastori, e quindi dei credenti fra il popolo di Israele, all’annuncio degli angeli. Egli si abbandona al primigenio gesto di spalancare la bocca per gridare il suono muto e ineffabile della meraviglia al cospetto del Meraviglioso.

 

La contadina alifana

Alife è stata sempre una realtà contadina. Con questa figura si è voluto fare omaggio a tutte quelle persone laboriose che nei tempi passati hanno dato il loro contributo alla società. Il costume era semplice: un fazzoletto le copriva il capo, una camicia o una maglia, una gonna lunga ed un grembiule (u ‘mantesinu). Sulla testa la pastorella portava un cesto e qualche volta portava anche la brocca d’acqua, poiché all’epoca non tutti avevano l’acqua in casa. La pastorella in oggetto porta con sé anche un’acquasantiera, recante l’ostensorio, opera della bottega “N. Giustiniani” di Cerreto Sannita – an Lorenzello (BN) di Elvio Sagnella, a ricordo dell’anno eucaristico, periodo in cui è stato realizzato il presepe della Cattedrale.

A mò di epilogo

 

Guarda, guagliò

cuntempla.

Tutta ‘sta terra

se rallegra pe’ chillu

bellu Figli’ è Die

ca se spusaje l’ummanità nostra.

Guarda comm’è bella

sta terra, è lu paese tue

ca cagna culore

si la stella risplenne,

si la gloria se canta,

si la pace s’avvera…

Sì, accussìlucchiù

bellu presepio, a Natale,

è u paese mio.

Immagini (foto di Bruno Zazzarino e Marcellino Angelillo)

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