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Prata Sannita

Archivio fotografico Banca Capasso Antonio S.p.A – Foto di Roberto Gaetano

Prata Sannita è un paesino collinare all’estremo limite della provincia di Caserta. E’ situato sul versante meridionale del Matese, alla falde della rava di monte Favaracchi. Il comune presenta due nuclei abitativi di differente origine: la medievale Prata inferiore, con il borgo fortificato e l’imponente castello, e la più recente Prata superiore.

Il territorio ha sempre favorito l’insediamento umano come dimostrano i resti ritrovati nell’area del convento di S.Agostino che risalgono a circa 75.000 anni fa. Dopo le guerre sannitiche anche Prata subì gli influssi della dominazione romana, come dimostrano i ritrovamenti di varie ville rustiche, vere e proprie fattorie, la cui costruzione risale ad un periodo che va dal II al III secolo d.C.

Nel 570 circa alcune famiglie longobarde si stabilirono in località “Fara” e da li partirono per effettuare scorribande contro l’abbazia di Montecassino.Con le ripetute incursioni dei saraceni gli abitanti di Prata edificarono un castello e un borgo fortificato, risalenti al X – XI secolo. A partire dall’anno mille, Prata acquista sempre più importanza militare e politica. Prima è parte della contea di Alife quindi acquisisce autonomia. Sotto i Normanni si unifica con la baronia di Bojano e raggiunge la massima espansione nel XVI secolo. Nel 1334 i Pandone diventarono i signori di Prata e l’amministrarono per circa 200 anni.

Imponente è il castello che si eleva al di sopra del borgo con le sue quattro torri cilindriche. L’impianto attuale è trecentesco di chiara fattura angioina. Il castello appartiene, da centocinquant’anni, alla famiglia Scungio, dopo essere stato di proprietà dei Villacoublay, dei Capuano, dei Sanframondo e dei Pandone.

Interessante anche il convento di San Francesco del XV secolo. Il fabbricato è imponente ed è composto da diversi ambienti – refettorio, cucina, dormitori, cantine –  e si sviluppa su di un’area di circa 9000 metri quadri. Nella chiesa sono conservati i resti dei corpi mummificati dei conti Pandone.

Nelle vicinanze di Prata sorgeva una centrale idroelettrica che utilizzava le acque di fiume Lete dopo aver costruito una diga all’imbocco della grotta del Cavuto. Le acque convogliate in una condotta forzata alimentavano la centrale che fu inaugurata nel 1910 e rimase in funzione sino al 31 ottobre 1943, quando fu fatta saltare in aria dalle truppe tedesche.

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