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La Valle del Volturno

“La Scafa di Piedimonte” dipinto di S.M. la Regina D. Maria Isabella di Borbone 

Il Volturno. principale corso fluviale del Mezzogiorno d’Italia, nasce nel Molise alle falde del monte Rocchetta, tra i monti della Meta e, dopo un tortuoso percorso, lungo circa 175 chilometri, sfocia nel mar Tirreno all’altezza di Castel Volturno.

La portata media del Volturno, prima della confluenza con il calore irpino, è di 44 mc al secondo, mentre a 18 chilometri dalla foce raggiunge i 98 mc al secondo. Il bacino fluviale sotteso è di 5570 kq ed è diviso in tre parti: Alto, Medio e Basso Volturno.

L’Alto Volturno va dalle sorgenti sino al valico di monte Cesima, al confine tra Molise e Campania.

Il Medio corso, che il fiume percorre da tempi relativamente recenti a causa del sollevamento avvenuto nel Quaternario del complesso vulcanico di Roccamonfina che ne deviò il passo verso est sbarrandogli la strada verso il mare, termina alla stretta di Triflisco, nei pressi dell’antica città di Capua.

Il Basso Volturno si sviluppa nella parte pianeggiante e fertile di quella parte della regione Campania che fu denominata dai romani “felix” per la salubrità delle acque, per la fertilità della terra e per l’amenità del clima.

Notizie storiche del fiume si hanno già da Plutarco, laddove parlando di casilino, l’odierna Capua, lo appella Olotronuse dice “HancUrbemHolotronusFluvius, quemVulturnum Romani vocant, per medium fluens, dirimit”.

Altri storici lo chiamavano Aturno, altri lo fanno discendere dal linguaggio arameo nel quale Volturno significa “divisore”, altri invece dal latino “volvo” che significa volteggiatore, appellativo che più si avvicina al suo andamento meandriforme.

Cartina-Volturno-TruttaInnumerevoli sono le battaglie che sono state combattute sulle sue sponde e svariati sono stati gli eserciti fermati dalle sue impetuose acque. Narra Tito Livio, nelle sue Historiae, che Casilinum – l’odierna città di Capua – assediata dai soldati di Annibale, non poté avere alcun soccorso dal console Marcello perché il Volturno straripò. Non si ha memoria delle battaglie combattute tra le genti Sannite e i Romani, mentre avvenimenti di epoca più recente sono noti agli storici.

Nel 1798 si combatté nei pressi di Capua e poi di Caiazzo una battaglia tra i soldati napoleonici guidati dal generale Macdonald e i Borboni del generale Zanone, e per ben due volte i francesi non riuscirono a varcare il Volturno.

La battaglia del Volturno del 1860 segnò la definitiva scomparsa del Regno di Napoli e l’unificazione dell’Italia sotto Casa Savoia. Lo Stato Maggiore di Re Francesco di Borbone dispose il suo esercito a tenaglia sulla destra del Volturno, tra le città di Capua e Caiazzo. I piemontesi e i garibaldini erano invece attestati a Castel Morrone. Capua capitolò il 2 novembre dopo 16 ore di cannoneggiamenti. Il Volturno ancora una volta fu testimone di una cruenta battaglia.

L’ultima grande battaglia fu combattuta nell’ottobre del 1943, allorquando la V Armata alleata si fronteggiò con l’esercito tedesco, in ritirata verso Cassino, tra Triflisco, Caiazzo ed Alife.Alle 24 del 12 ottobre del 1943 iniziò il cannoneggiamento americano e alle ore 2 iniziò l’assalto dell’esercito con l’attraversamento del Volturno, che durò 30 ore, e portò gli alleati sull’altra sponda, conquistando così la prima linea tedesca.Il secondo attraversamento del fiume fu opera della 34° Divisione Americana nei pressi di Alife, nella notte tra il 18 e il 19 ottobre. Il terzo avvenne a scaglioni tra Mastrati ed il ponte dei 25 Archi, presso Venafro.

Vegetazione. Durante gli ultimi decenni del secolo XIX a causa della lotta al brigantaggio sono stati inferti decisivi colpi alle ultime riserve boscose, vallive e pedemontane. I boschi plurisecolari che cingevano il corso del fiume oggi non esistono più. Rare macchie di bosco ceduo, concentrato verso Alife e Gioia Sannitica, lambiscono le rive del Volturno  nel suo medio corso. Il pascolo incolto è prevalentemente presente nelle aree rivierasche non ancora raggiunte da opere di bonifica.

Fauna. Nel fiume sono presenti la trota fario, dalle sorgenti sino al Ponte dei Quattroventi, e la trota iridea, specie non autoctone che si rinvengono lungo il corso del fiume a causa di immissione per la pesca sportiva. Sono inoltre presenti cavedani, barbi, alborelle e triotti. Qualche gambero di fiume, buon indicatore dello stato di salute delle acque, si rinviene sotto la diga di Torcino.

Tra gli uccelli stanziali si annoverano il passero comune, il merlo, il fringuello e il cardellino. Tra quelli stagionali l’airone cenerino, presente lungo il medio corso, la folaga e la pavoncella, lungo il basso corso. Frequentano il fiume anche garzette, germani reali e alzavole. Negli ultimi anni sono frequenti gli incontri con cicogne, cormorani e oche selvatiche durante la stagione del passo.
Piccoli mammiferi sono presenti lungo le rive: volpi, faine, donnole e nutrie, queste ultime, specie non autoctone, fuggite da allevamenti a scopo commerciale, si sono riprodotte in maniera spropositata, alterando il delicato equilibrio fluviale.

L’Abbazia di San Vincenzo al Volturno. L’arrivo dei benedettini in Molise coincide probabilmente con la nascita dell’Abbazia di San Vincenzo presso la valle del Volturno, cui si giungeva da Cassino attraverso il Passo Annunziata Lunga, che si pensa fu patrocinata dal duca di Benevento Gisulfo II.Durante il regno franco il monastero fu elevato al livello dei più importanti cenobi europei grazie ai numerosi privilegi concessi dal re Carlo Magno. La maggior espansione fu raggiunta durante il IX secolo, quando il monastero arrivò ad ospitare più di 350 monaci, contando tra le sue pertinenze dieci chiese e numerosi possedimenti situati per la maggior parte nell’Italia meridionale. Tale crescita del complesso fu però frenata da due fatti tragici: un terremoto che danneggiò gravemente le strutture nell’848. Successivamente, nell’881 il monastero fu saccheggiato dagli Arabi che imprigionarono parte dei monaci. Altri riuscirono invece a rifugiarsi a Capua da dove tornarono circa trent’anni dopo per rifondare il cenobio, sostenuti economicamente anche dagli imperatori tedeschi Ottone II e Ottone III. In seguito all’avvento dei Normanni, i monaci decisero di trasferire il monastero sulla riva destra del Volturno in una posizione più sicura. La nuova chiesa fu consacrata da Papa Pasquale II nel 1115, periodo nel quale fu redatto il Chronicon.

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