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Il Valore di un progetto

Contributo del dott. Salvatore Capasso al libro “L’istituto Convitto Don Bosco. Una scuola degli anni trenta a Piedimonte” della prof.ssa Rosanna Onorii.

Il Valore di un progetto

16 Giugno 2016

Ho letto con attenzione la storia dell’Istituto – Convitto “Don Bosco” di cui non conoscevo l’esistenza anche se l’edificio che lo ha ospitato si trova a qualche centinaio di metri dalla casa ove abito.

L’indagine accurata svolta dall’autrice ha recuperato dall’oblio la storia di Adelchi Albanese e di sua moglie Anna Virgilio e ha dato un nome agli innumerevoli volti delle persone che come alunni o docenti hanno vissuto la breve avventura della prima scuola laica superiore di Piedimonte Matese.

Anche se la principale motivazione che ha spinto i coniugi a fondare la scuola è stato il desiderio di assicurare ai loro figliuoli “studi impartiti non lontano dal tetto domestico” è rilevante lo spirito con cui hanno agito, quello cioè di assicurare anche agli studenti meno abbienti la possibilità di accedere agli studi superiori, sacrificando alla solidarietà sociale e culturale il mero profitto.

L’Istituto-Convitto “Don Bosco” chiuse i battenti nell’ottobre del 1938, dopo solo quattro anni di vita, nonostante l’avv. Albanese tentasse di far fronte alle insuperabili difficoltà economiche partecipando, come volontario, alla Guerra Civile Spagnola dove si distinse “per eccezionale rendimento ed ardimento”.

Purtroppo la validità di una iniziativa si misura, anche e forse soprattutto, dalla sua sostenibilità economica, non altro per evitare che sacrifici e idee, come nel caso del progetto Albanese-Virgilio, vadano perduti, e con essi la possibilità di incidere, nel tempo, nel tessuto sociale ed economico. Cosa avrebbe potuto significare per Piedimonte e per l’intero hinterland alifano-matesino la presenza di una scuola laica, non di estrazione religiosa, già dagli Anni Trenta del secolo scorso?

Un’iniziativa analoga oggi avrebbe senz’altro la possibilità di essere finanziata con sistemi di crowdfunding, mediante una raccolta di fondi che parte dal basso o essere individuata come una start-up innovativa, e pertanto meritevole di essere finanziata, a tassi anche molto contenuti.

E ritorniamo al tema di sempre: il denaro, strumento che può nobilitare le opere dell’uomo o affossarle, che può essere strumento di pace o di guerra. La lungimiranza dei coniugi Albanese-Virgilio, nell’immaginare un progetto alternativo di istruzione scolastica, si è sposata purtroppo con una mancanza di fondi, sebbene lo stesso si sia ben inserito nel contesto storico dell’epoca, non affatto inviso al regime fascista.

Sono d’accordo con l’autrice quando afferma che “l’avv. Adelchi Albanese e la sua famiglia ci hanno insegnato tanto sulla responsabilità e l’impegno che l’educazione e la formazione dei giovani richiedono, soprattutto in tempi difficili”, e aggiungo come quelli che stiamo vivendo, stretti tra la morsa di una crisi epocale, che di fatto è una crisi d’identità e di valori di tutto l’occidente, e una crisi economica, mossa da fattori che al momento non sono del tutto percettibili o meglio individuabili, come afferma Keynes, nella perdita da parte del denaro della sua funzione sociale di scambio di ricchezza per diventare esclusivamente mezzo per accumulare valore.

Da questa crisi necessariamente uscirà un uomo nuovo, molto più attento al modo di consumare, all’ambiente, alle piccole cose.

È dello stesso avviso Papa Francesco che, in una sua recente riflessione su ricchezza e povertà – Prefazione di Papa Francesco al libro del cardinal Gerhard L. Müller “Povera per i poveri. La missione della Chiesa” -, afferma: “Il denaro è uno strumento che in qualche modo – come la proprietà – prolunga e accresce le capacità della libertà umana, consentendole di operare nel mondo, di agire, di portare frutto. Di per sé è uno strumento buono, come quasi tutte le cose di cui l’uomo dispone: è un mezzo che allarga le nostre possibilità. Tuttavia, questo mezzo può ritorcersi contro l’uomo. Il denaro e il potere economico, infatti, possono essere un mezzo che allontana l’uomo dall’uomo, confinandolo in un orizzonte egocentrico ed egoistico”. E poi aggiunge “quando il potere economico è uno strumento che produce tesori che si tengono solo per sé, nascondendoli agli altri, esso produce iniquità, perde la sua originaria valenza positiva”, invece “quando i beni di cui si dispone sono utilizzati non solo per i propri bisogni, essi diffondendosi si moltiplicano e portano spesso un frutto inatteso. Infatti vi è un originale legame tra profitto e solidarietà, una circolarità feconda fra guadagno e dono…”.

Una istituzione come la Banca, oggi tanto vituperata, se vuole può impiegare al meglio le risorse, e soprattutto il tempo, gli uomini e il denaro.

Attività di promozione sociale e culturale, educazione finanziaria nelle scuole, attenzione verso il territorio, con l’intento di valorizzare le peculiarità storiche, naturali e culinarie, impulso all’utilizzo della mobilità lenta, organizzazione di festival ed eventi che contribuiscono ad arricchire le menti dei giovani che credono in una rinascita della propria terra sono gli obiettivi che la Banca Capasso Antonio spa, fondata oltre 100 anni orsono, persegue con costanza.

Giova ricordare, a mero titolo di cronaca, che la Banca nel solo quinquennio 2011-2015 ha stanziato contributi o promosso iniziative per un valore di oltre 240 mila euro.

Il finanziamento da parte della Banca Capasso Antonio di questo interessante contributo di Rosanna Onorii su “Una scuola degli Anni Trenta a Piedimonte – Edizioni A.S.M.V.” si inquadra a pieno titolo nelle attività di promozione culturale che l’Istituto incentiva tenendo ben presente, come sostiene Jose Saramago, che “noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo, senza la memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere”.