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La Sfilata etnica, un thè a Samarcanda e Momavlis Mitsa di Tiphaine Cheveau

Cala la notte, intorno a me campi di tè, risaie, abitazioni, bananeti…che faccio? Mi addentro per una stradina, monto di fretta la tenda in un campo, è quasi buio, nessuno mi ha visto, perfetto.

La Sfilata etnica, un thè a Samarcanda e Momavlis Mitsa di Tiphaine Cheveau

18 Febbraio 2016

di Tiphaine

Cala la notte, intorno a me campi di tè, risaie, abitazioni, bananeti…che faccio? Mi addentro per una stradina, monto di fretta la tenda in un campo, è quasi buio, nessuno mi ha visto, perfetto. Mentre sto per cadere in un bel sonno profondo, una luce puntata sul mio bivacco seguita da una voce d’uomo, mi sveglia. Apro, credo mi stia facendo segno di invitarmi a mangiare, faccio intendere che dormo…se ne va…qualche minuto dopo ritorna…cosa vuole? Ha l’aria gentile, ma sono preoccupata e nascondo lo spray al peperoncino in tasca prima di uscire per la seconda volta. Non capisco quello che dice, richiudo la tenda, lui non insiste, meno male, mi sdraio e mi rendo conto che sto tremando tutta, si ho avuto paura! L’indomani pedalando rifletto: “bhè, quanto sono scema, forse stavo nel suo campo di tè”. Non voglio più spaventarmi come ieri per fare campeggio libero da sola, e qui è troppo popolato, d’ora in avanti chiederò sempre alla gente locale prima di accamparmi. La strada per Hanoi, mi farà fare tanti begli incontri.

Pedalo nella valle del Mù Cang Chài, risalgo il torrente. Da quando ho lasciato Sapa, non c’è più traccia di turisti, ma all’improvviso un viaggiatore in moto mi supera senza fermarsi. Lo incrocerò più avanti, è Julien, ci fermiamo per due chiacchiere mentre la giornata volge al termine. Ci accampiamo insieme su un terreno di una famiglia che dorme sotto lo stesso tetto con i loro maiali ; stavolta abbiamo chiesto il permesso e la ragazza tutta fiera ci ha risposto “YES”. Nel frattempo giunge un ragazzo tutto ubriaco, ci invita a mangiare con lui, sembra che si sia particolarmente “affezionato” a Julien. Non sono l’unica ad essere felice di non dormire sola stasera! Julien vive in Francia in un contesto magnifico, gestisce l’Hostellerie la Manescale che gode di una vista sul monte Ventoux e delizia i suoi clienti con piatti squisiti dal momento che fa il cuoco. Mi addormento sognando la cucina francese e di condurre una vita calma di campagna al mio rientro.

Oggi c’è un altro colle da passare, in salita mi fermo ad osservare una donna in abiti tradizionali che sta facendo una tintura, le sue mani sono blu come i vestiti che lei stessa realizza ; appartiene all’etnia Hmong. Mi invita ad entrare nella sua casa in legno e mi serve del tè e del riso mischiato a dello zucchero di canna. La figlia mi veste con i loro abiti: una gonna lunga, una giacca, una cintura, delle collane d’argento… Le donne hanno dei bei capelli lunghi e neri che scendono fino al sedere. Dall’altra parte della montagna c’è Dèo Khau Pha, cade a strapiombo nella vallata, ho una vista aerea, un cartello indica le partenze per il parapendio, la discesa è vertiginosamente bella.

La sera, stanca, mi fermo in un piccolo villaggio, Dong Thi Ton accetta di ospitarmi. Condivido il pane che mi resta con i suoi figli e i vicini che mi osservano curiosi. La sua casa, in effetti, è un capannone con il tetto in lamiera. Scalda l’acqua accendendo della legna, prepara un bagno caldo per il marito in una vasca e poi di nuovo anche per me. Poi cucina approfittando del focolare già avviato. Il marito esce, ceniamo tutte e due assieme ai figli, serve del liquido trasparente in dei bicchierini…è l’alcool di riso! Ho l’impressione che siamo due vecchie amiche che si rivedono e bevono per festeggiare all’incontro. Le mostro le foto del viaggio ; non parliamo la stessa lingua, ma ce la ridiamo quando caccia fuori i suoi abiti tradizionali per farmeli provare dopo avermi visto con quelli di Hmong. Dong Thi Ton, se ho capito bene, è dell’etnia Dao. Durante la serata dei vicini passano per comprare dell’alcool di riso che lei stesso produce.

In Vietnam le donne lavorano duro. Sono lì con pale alla mano che sgobbano mentre gli uomini accanto bevono placidamente un caffè e fumano tabacco nelle loro canne di bambù. Sono capaci di portare dei carichi incredibili. Nella valle stanno costruendo delle piccole dighe, delle squadre miste sono al lavoro: 2 donne che si sbattano a destra e sinistra e 3 uomini che guardano!

A Van Chan, la cartina segna delle sorgenti di acqua calda, cerco disperatamente un cartello turistico, un complesso termale, niente! Domando “Suoi Khoang Bàn Hoc?”, mi indicano un grosso buco nella terra da dove effettivamente esalano dei vapori. Ottimo! Immergo immediatamente i miei stanchi polpacci…auhh, è calda, brucia!! La mia pelle è rossa, mi sono scottata, risultato? Non posso più farmi il bagno, sono entrata dal lato sbagliato del laghetto. Un vietnamita mi dirà più tardi che è possibile cucinarci delle uova! Verso le 17h, la gente del paesino affluisce per lavarsi, dei bufali passano non molto lontano, le nuvole si raccolgono sulle cime delle montagne intorno, ora che inizia a piovere i bagnanti si coprono con i loro cappelli appuntiti.

Qui tutto si trasporta sulle moto, anche animali chiusi in gabbie: maiali, polli…e perfino dei cani che probabilmente finiranno anche loro nei piatti. A parte qualche pietanza del genere, il cibo vietnamita è davvero ottimo, ovunque si può mangiare per 1€ : cavolo allo zenzero, riso saltato con le verdure, zuppa di tagliatelle fresche…il tutto accompagnato da ricche insalate ed erbe aromatiche.

Una sera, scendo per un cammino che porta ad una casa circondata da piantagioni di canna da zucchero e piante di tè, spero di trovare rifugio nel giardino per la notte. La famiglia che vive là mi dà il permesso di mettere la tenda, ma appena sistematami, il marito viene a cercarmi e mi mostra la casa: come mai, non vogliono che dormi fuori all’umidità e in balia delle zanzare? Ouynh e i suoi genitori Binh e Toanh mi preparano un letto, mi offrono dei bastoncini di canna da zucchero di loro produzione e mi invitano per la cena (accompagnata da bicchierini di alcool di riso al miele) mentre condividiamo il tutto standocene seduti a terra su di una stuoia. La serata si conclude sdraiati su un grande divano di legno scolpito ad assaporare il tè del loro giardino.

Scopro per caso il vecchio villaggio di Lang Co Duong Lâm : le sue viuzze in pavé, i suoi templi buddisti, le sue pagode e le sue casette tradizionali in legno con i tetti di tegole e con delle belle corti interne. È la calma della vita di campagna ; domani mi aspetta Hanoi, una maschera sulla bocca mi servirà per affrontare per la prima volta il traffico delle grandi città del sud-est asiatico.