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Capasso, la famiglia vende la banca dopo 108 anni (consecutivi) di bilanci in utile

una piccola operazione, ma una grande storia. La famiglia Capasso si fa da parte e vende la sua banca, creata nell’anno in cui affondò il Titanic, 1912. Ad acquistarla sarà Ibl Banca, istituto specializzato nella cessione del quinto.

Capasso, la famiglia vende la banca dopo 108 anni (consecutivi) di bilanci in utile

18 Novembre 2020

Articolo di Mario Gerevini da “Il Corriere della Sera”

Il ragazzo che la creò nel 1912

Ma la storia della minuscola Banca Capasso Antonio (4 sportelli, 26 dipendenti) è grande perché questo raro gioiellino bancario del Sud, sede ad Alife (Caserta), ai piedi del massiccio del Matese, confine tra Campania e Molise, non ha mai smesso di fare credito e di guadagnare da quando il ventiquattrenne Antonio la costituì: 108 anni di bilanci in utile, tutti, ininterrottamente, guerre mondiali comprese. E guadagnando in modo «sano» che è un po’ il suo segreto: utili destinati al rafforzamento della banca più che alla soddisfazione dei soci. Lo hanno messo nello statuto: il 40% degli utili deve essere destinato a riserva. Ma poi mediamente c’è andato oltre il 60%. Tant’è che oggi il Tier 1 ratio, un parametro che misura la solidità patrimoniale, è al livello record di 47,66%.
Generazioni di discendenti di Antonio hanno marciato compatti e uniti nella gestione, circostanza assai rara nelle aziende familiari soprattutto se spalmata su oltre un secolo. Intorno alla banca per decenni c’è stata un’economia di terra, agricoltura e poco altro. Poi si è evoluta ma la ricchezza non è di questi territori.

Il bivio

«La campagna – diceva qualche anno fa Salvatore Capasso – nei momenti difficili sopravvive più della città. E la terra non può fallire». Ma anche una piccola virtuosissima banca (32 milioni di fondi propri e crediti alla clientela per circa 60 milioni) dopo 108 anni e due guerre si è trovata di fronte a un bivio. L’operazione di vendita era sottintesa alle parole dello scorso inverno: «Noi cerchiamo di assecondare e favorire lo sviluppo del territorio di cui siamo parte, ai dipendenti diamo premi di rendimento, ma non li sto a stressare per raggiungere a tutti i costi gli obiettivi, andiamo avanti con il buon senso delle cose anche se oggi il buon senso si scontra con le regole del mercato». Cioè i tassi zero che vuol dire salti mortali per fare i bilanci, l’adeguamento tecnologico, il digitale che galoppa. «I nostri paesi si stanno spopolando – aggiungeva Capasso – i giovani vanno via: li abbiamo cresciuti anche noi con il libretto di risparmio ma poi vanno a Milano a Roma e all’estero, si fanno il conto là … ».

L’accordo

Ecco ora l’annuncio dove si dice che Ibl Banca, istituto romano controllato dalle famiglie Giordano e D’Amelio, ha raggiunto un accordo per acquisire l’intero capitale dell’istituto di Alife (Caserta). L’operazione, che dovrebbe chiudersi entro il primo semestre 2021, prevede «il mantenimento e la crescita – fa sapere un comunicato – dei livelli occupazionali e un rafforzamento della presenza territoriale finalizzati ad una maggiore creazione di valore e di sviluppo commerciale nel segmento retail». Ecco, artigiani e contadini dovranno abituarsi: prima Salvatore li salutava per nome dalla bicicletta. Ora sono «segmento retail».

L’articolo completo è disponibile sul sito “Il Corriere della Sera”