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Convegno per lo sviluppo dell’entroterra sannita

Particolare attenzione è posta a far rivivere il ciclo del grano: dall’aratura alla semina, dalla mietitura alla trebbiatura, dalla trasformazione del seme in farina a prodotti come pane e pasta che sono alla base della salutare dieta mediterranea.

Convegno per lo sviluppo dell’entroterra sannita

5 Luglio 2014

La  “Festa del Grano” arrivata quest’anno alla IX edizione, organizzata dalla Pro Loco Casali di Faicchio, alla Frazione Casali, e volta a ricreare il valore della cultura contadina tipica dell’entroterra sannita degli anni 50. Particolare attenzione è posta a far rivivere il ciclo del grano: dall’aratura alla semina, dalla mietitura alla trebbiatura, dalla trasformazione del seme in farina a prodotti come pane e pasta che sono alla base della salutare dieta mediterranea. I quattro giorni, dal 26 al 29 giugno,  della Festa del Grano saranno storia, cultura, folklore, alla riscoperta ed alla difesa del valore della terra e dei suoi prodotti. Nell’ambito della manifestazione, il giorno lunedì 23 giugno, ore 20 presso il ristorante Il Ristoro del Borgo” – Faicchio (BN) si terrà il convegno:
“la conservazione dei luoghi e dei prodotti tipici, il turismo rurale e la cooperazione tra le attività agricole ed artigianali per lo sviluppo economico dell’entroterra sannita”

Il Programma degli interventi:

Saluta:
Sig. Vincenzo Maturo
Presidente Pro loco Casali di Faicchio

Introducono:
Dott. Nino Lombardi
Sindaco Comune di Faicchio

Dott. Aniello Cimitile
Commissario Straordinario Provincia di Benevento

Dott. Umberto De Nicola
Presidente Parco Regionale del Matese

Sig. Antonio Lombardi
Presidente UNPLI Benevento

Dott. Mario Perrotti
Presidente UNPLI Campania

Intervengono:
Prof. Nicolino Lombardi
Dirigente Scolastico I.S.I.S.S. Piedimonte Matese

Prof. Luigi Zicarelli
Direttore Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali – Università degli Studi di Napoli “Federico II”

Dott. Filippo Liverini
Mangimi Liverini S.p.A.

Dott.ssa Angela Crisci
AGRIGES S.r.l.

Dott. Pietro Matrisciano
Presidente Banca Capasso Antonio S.p.A.

Sig. Antonio Ciabrelli
Presidente GAL Titerno S.C.a.R.L.

Dott. Raffaele Amore
Presidente C.I.A. Benevento

Dott. Vincenzo Lombardi
Presidente Confartigianato Benevento

Modera:
Dott.ssa Immacolata Ciarlo
Tecnico della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro

L’intervento integrale dell A.D. dott. Salvatore Capasso

L’idea di un turismo rurale è un concetto che abbraccia semplicità e complessità allo stesso tempo, due facce di una stessa moneta. La semplicità non è soltanto il tratto che contraddistingue la vita nelle nostre comunità, scandita da ritmi più lenti e distesi rispetto a quelli frenetici e alle volte superficiali delle aree urbane. Semplicità è anche avere a disposizione straordinarie risorse, paesaggistiche, gastronomiche, agricole, artistiche, di notevole e riconosciuto pregio.

Sono sotto i nostri occhi quotidianamente: dalle invidiabili ricchezze naturali del Parco del Matese e delle nostre vive campagne, che in certi luoghi assumono quelle forme dolci che nulla hanno da invidiare alle più celebri regioni italiane, ai gioielli di storia e di arte disseminati e custoditi nei nostri comuni. Testimonianze di un passato spesso poco conosciute anche agli stessi cittadini, e per questo sottovalutate o, nel peggiore dei casi, date per scontate.

Senza dimenticare, poi, le realtà produttive (agricole e artigianali) e le tradizioni rurali della nostra terra, enogastronomiche ma non solo, che affondano radici ben profonde nella nostra identità e dipingono una realtà che ha molto da offrire in una molteplicità di aspetti e prodotti.
Avere consapevolezza di tali potenzialità significa muovere i primi passi per l’innesco di un corto-circuito che, mettendo in rete le energie, valorizzi la nostra terra, i suoi luoghi, le sue risorse umane, trasformandole in un richiamo turistico, e dunque in chiave di sviluppo economico.

Ma ciò non è certo sufficiente, a questo scopo.

A nulla vale, infatti, possedere un simile tesoro se non si è in grado di trarne vantaggio e generare un processo di crescita e sviluppo basato sulla promozione intelligente, in Italia come all’estero, delle peculiarità e delle unicità proprie della nostra area geografica.

Ed è qui che entra in gioco l’altra faccia della moneta: la complessità.

Perché se è vero che il turismo rurale, con il suo target circoscritto e selezionato, è garanzia di una proposta turistica che si distingue dal turismo massificato, esasperato dalla frenesia dei grandi numeri, è altrettanto vero che l’impegno deve essere profuso, affinché esso divenga una realtà concreta e fruttuosa, coinvolgendo tutta quella pluralità di soggetti cui spetta la cura dell’ospitalità, della promozione, della valorizzazione, della conservazione e della salvaguardia.

Svincolandosi, se possibile, da schemi e prospettive ormai desueti e improduttivi, ma puntando invece a forme moderne di rilancio di quello che noi sappiamo essere un bene prezioso.

Tutto ciò assume particolare rilevanza, specie quando un territorio fatica ad essere ricettivo, e necessita pertanto di una “scossa”, una sorta di rivoluzione, anzitutto nel modo di intendere e, perché no, sfruttare le potenzialità specifiche della nostra cultura.

Questo ovviamente si realizza anche e soprattutto attraverso un lavoro di preservazione e valorizzazione dei luoghi, dei prodotti, del folklore, dell’artigianato. Se si vuole ricercare uno sviluppo economico sono necessarie delle sinergie forti e stabili sul territorio, che garantiscano quella preparazione che decreta il successo di una proposta turistica particolare come quella rurale.

E’ nella cultura, e nelle potenzialità delle giovani generazioni, opportunamente educate, che personalmente vedo il veicolo ideale del turismo rurale. Cultura come motore di un’economia fondata sulla valorizzazione attenta e il rilancio delle risorse locali, apripista all’ideazione di percorsi e itinerari, alla promozione di mete, prodotti tipici, ed eventi.
In questa prospettiva si inserisce la recente presentazione, a Piedimonte Matese, del libro di Francesco Comparone sulle vedute del Matese realizzate verso la fine del 1700 dal vedutista tedesco Hackert e dal compagno di viaggio, l’inglese Sir Richard Colt Hoare. Un esperimento che la Banca Capasso Antonio ha voluto intraprendere promuovendo e finanziando questa splendida pubblicazione che raccoglie dipinti e disegni dei paesaggi della Media Valle del Volturno, da Caiazzo a Piedimonte Matese a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo.
Esperimento che non soltanto permette di divulgare per la prima volta tutta una collezione di immagini rare e antiche che descrivono una terra nelle sue sembianze passate, ma ci consente di tentare un approccio nuovo all’utilizzo delle risorse locali. Le bellissime immagini proposte dal libro di Comparone, ritratte sulla scorta di quel Grand Tour dell’Italia tanto in voga in quegli anni, se opportunamente veicolate possono divenire un potente mezzo di promozione, dedicato al turista colto e preparato proveniente anche da oltre confine, capace di deviare verso l’entroterra matesino e sannita quel flusso di visitatori che sovente si avventura in Campania, ma che alla fine, per una serie di fattori, ignora completamente queste zone.
E’ per questo motivo che nel processo di rilancio deve essere coinvolta quella pluralità di attori a cui accennavo e che assumono un ruolo decisivo: da una parte i soggetti che operano nel campo turistico, i tour operator e le guide professionali; dall’altra, e non meno importanti, quelli preposti alla ricezione e all’ospitalità, che devono mettere a disposizione competenze e abilità adeguate agli standard che oggi rappresentano la colonna portante di ogni offerta turistica, in misura maggiore per quanto concerne le realtà rurali.
Certo, la cultura è uno dei tanti tasselli che compongono il variopinto mosaico della ricchezza del nostro territorio, quello matesino così come quello sannita, e non è dunque l’unica strada percorribile, come dimostrano le tante attività produttive che sono l’anima vitale di questa terra, assieme a quei protagonisti che la esaltano, a cominciare proprio dalla Festa del Grano, da annoverare tra le immagini paradigmatiche delle nostre radici rurali. E’ proprio in questi luoghi, in questi eventi, che si catalizza forte e meglio quel senso di appartenenza storico-culturale e antropologica a una regione prodiga di interesse e sorprese. Per questo non è sufficiente elencare le possibilità che questa terra contempla, ma alle parole deve seguire necessariamente quella disponibilità di tutti, affinché questo patrimonio non venga ignorato o, peggio ancora, disperso.

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