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“Conversando sulla Cipolla in Alife”

Le linee di sviluppo e di crescita sono cambiate. Dobbiamo convincerci che il futuro prossimo venturo sarà completamente diverso dalla realtà odierna.
La terra è la chiave di lettura per la rinascita di Alife.

“Conversando sulla Cipolla in Alife”

15 Luglio 2014

La città di Alife vanta una tradizione millenaria legata alla cipolla, sorprendente l’iscrizione sepolcrale del I sec. d.C., rinvenuta in località Pizzone, poco lontana dal Volturno, dove viene citata una Ceparia Archene. Il nome caeparia deriva da caepa, cipolla, perciò caeparius era il venditore di cipolle. Questo particolare ortaggio veniva usato dai Romani come medicamento. Passando per il Medioevo ed arrivando fino al secolo scorso la cipolla ha sempre fatto parte dell’economia del paese, maggiori riconoscimenti sono arrivati proprio in questo periodo, nel 1939 il sig. Sasso Luigi fu vincitore di un “diploma con medaglia”, per la bontà delle cipolle inviate alla Fiera Campionaria Internazionale di Milano.
Le guerre, le forti emigrazioni ed il boom economico fecero regredire la coltivazione della cipolla fino alla quasi scomparsa. Dal 2010 si è ricominciato a coltivare con interesse questo ortaggio, grazie alla voglia ed all’intelligenza della sig.ra Antonietta Melillo. Dopo due anni di prove e tentativi sulla coltivazione è nata nel 2012 la comunità del cibo di “Terra Madre” ed i “I Cannavinari del Sannio Alifano”, atti alla promozione della cipolla alifana, del fagiolo cera o cerato e di altri prodotti delle cannavine (orti alifani un tempo solo nel perimetro urbano, poi con gli anni espansi anche fuori delle mura romane). Importante da ricordare che”I Cannavinari del Sannio Alifano” producono anche i semi della cipolla.
La cipolla alifana si differenzia dalle altre per il suo equilibrato carattere organolettico: sapida, callosa, dolce al punto giusto e non pungente.
Molto apprezzata da ristoratori di alta gastronomia e ristoranti italiani che l’hanno inserita nei loro menù.
Tutto questo ed altro nel libro “Conversando sulla cipolla in Alife” di Rosario Di Lello. Il libro può senz’altro definirsi come uno dei trattati più completi sulla storia di questo particolare ortaggio, ricco di informazioni sulla cipolla e sulla sua storia, è principalmente dedicato agli Alifani e alla storia plurimillenaria dell’antica Città di Alife.
La Banca Capasso Antonio è finanziatrice della pubblicazione e si augura che possa essere una guida per una platea di giovani motivati dalla ricerca dell’essenziale, del reale, del buono, del bello e soprattutto delle tradizioni che stanno ormai scomparendo.
La presentazione del libro si terrà il giorno 9 agosto presso il Museo Archeologico di Alife .

La presentazione al libro del dott. Salvatore Capasso

Ognuno di noi ha un legame atavico con la propria terra, quella delle origini s’intende. Il libro di Rosario Di Lello, ricco di tante informazioni sulla cipolla e sulla sua storia, è principalmente dedicato agli Alifani e alla storia plurimillenaria dell’antica Città di Alife.
Come l’autore ricorda nella premessa, riportando un brano tratto da un articolo di A. Cornelio, comparso sull’Annuario del Medio Volturno nell’anno 2005, “è la storia di un paese di persone semplici e oneste, dolci e aspre come l’ortaggio che li rappresenta e che continua a dare il meglio di sé in cucina”.
C’è tutto sulla cipolla. Il libro può senz’altro definirsi come uno dei trattati più completi sulla storia di questa particolare ortaggio e spazia dall’uso che ne facevano i Greci all’utilizzo medicamentoso dei Romani, suggerito tra l’altro da illustri autori quali Celso e Plinio. Sorprendente l’iscrizione sepolcrale del I sec. d.C., rinvenuta in località Pizzone, poco lontana dal Volturno, dove viene citata una Ceparia Archene.
Il nome caeparia deriva da caepa, cipolla, perciò caeparius era il venditore di cipolle. Ciò fa pensare che in Alife la coltivazione di questo ortaggio era già abbastanza diffusa in epoca romana. Il lettore viene poi introdotto nel Medioevo, dove l’orto e la relativa produzione di ortaggi, tra cui la cipolla, non fu più un semplice complemento dell’agricoltura bensì divenne un’attività essenziale. Si impose sia l’orto chiuso, che circondava l‘abitazione del contadino e che soddisfaceva la domanda domestica oltre che quella di mercato, sia il piccolo fazzoletto di terra dal quale il contadino ricavava, un modesto raccolto per la famiglia.
Viene poi l’Età Moderna, ricca di maggiori e più particolari notizie. L’autore ha riportato, tra l’altro, un breve brano tratto da testi risalenti all’inizio del XVI secolo, scritto in volgare, dove gli alifani chiedevano al feudatario che “il corso d’acqua che andava per mezzo l’abitato di Alife dovesse essere pulito tre volte l’anno da quei cannavinari i quali si servivano di detta acqua e così di tutte le altre acque che scorrevano verso la detta città di Alife”.
Di quei canali, un tempo tanto diffusi all’interno delle mura, e che utilizzavano le acque del Torano per irrigare il fertile terreno dei tantissimi cittadini, oramai ne rimangono ben pochi. Ne sopravvive qualcuno in via San Pietro e un altro nel giardino della Banca Capasso. Relitti di una formidabile rete idrica che ricorda da vicino quella costruita dagli arabi sulle Alpujarras della Sierra Nevada, in Spagna, tutt’ora in uso, che raccoglie le acque di fusione per innaffiare orti e giardini, a oltre millecinquecento metri sul livello del mare.
La bravura di Rosario Di Lello è stata quella di calare la storia di questo meraviglioso ortaggio in quella della Nostra Terra, con precisi riferimenti storici, archeologici, geografici, topografici, ed infine economici e sociali.
L’autore annota che nel XIX secolo nella piana di Alife lo stato dell’orticoltura non era “abietto” e perché non vi mancava l’acqua, rifornita dai due rami del Torano, e perché “gente di luoghi anche lontani” vi si recava a coltivare i suoi campi. Da alcuni dati statistici dell’epoca – riferiti al 1856 – in Alife su 2.902 abitanti vi si contavano ben 1.000 contadini, quasi il 40% della popolazione, mentre nella vicina Piedimonte d’Alife su 8.441 abitanti soltanto il 23% era rappresentato dal ceto contadino. Sul finire del secolo la nascita di Società di Mutuo Soccorso, Casse di Risparmio e Banche diede un notevole impulso all’agricoltura.
Gli inizi del nuovo secolo furono caratterizzati da una massiccia emigrazione. Tantissimi alifani presero la via del Nuovo Mondo. Nonostante tutto la popolazione di Alife crebbe notevolmente. Nel 1927, annotava il Finelli, Alife contava 4.773 abitanti, con un incremento del 60% rispetto a metà del secolo precedente. A cavallo degli anni ’20 e ’30 furono bonificate le zone di San Simeone e Boscarello, da parte di coloni giunti soprattutto dal Veneto. Nel 1927 fu costituito a Piedimonte Matese il Consorzio di Bonifica con l’intento di provvedere alla completa irrigazione dell’agro Alifano.
In quest’epoca, precisamente nel 1912, come ricorda Rosario di Lello, fu fondata da alcuni giovani alifani il Credito Agrario Sannita di Antonio Capasso & Zazzarino snc, con la mission di venire incontro alle esigenze degli agricoltori Alifani. La Società nel 1925 venne trasformata in ditta individuale con il nome di Banca Capasso Antonio.
I maggiori riconoscimenti la cipolla alifana li ha ricevuti in questo periodo. Nel 1939 il sig. Sasso Luigi fu vincitore di un “diploma con medaglia”, per la bontà delle cipolle inviate alla Fiera Campionaria Internazionale di Milano.
L’attività agricola era al centro delle attività sociali e ludiche. La “Sagra del solco diritto” e la “Festa dell’Uva”, quest’ultima promossa da Antonio Capasso, all’epoca podestà di Alife, animavano i campi e le piazze del paese.
Venne la guerra. Il paese fu distrutto e ricostruito. Iniziò un altro periodo di forte emigrazione, anche verso i paesi del Nord Europa. Venne, poi, il boom economico e la coltivazione della cipolla come quella degli altri ortaggi regredì piano piano. La coltivazione degli orti alifani è stata infine abbandonata e oggi sono pochi i “cannavinari” che li curano con profondo amore.
L’odierna crisi, economica e sociale, iniziata nel 2007, ha rimesso in gioco la terra, le coltivazioni biologiche, la produzione a chilometro zero, i cibi genuini con i sapori d’antico. Qualcuno ha iniziato a coltivare di nuovo i nostri orti, a ricercare i semi perduti della cipolla alifana, per farla rinascere e con essa gli opulenti orti alifani.
Questo libro è anche frutto di una ritrovata fiducia nei prodotti della terra. Mi auguro, anche a nome della Banca Capasso Antonio spa, finanziatrice della pubblicazione, che possa essere una guida per una platea di giovani motivati dalla ricerca dell’essenziale, del reale, del buono, del bello in un mondo oramai virtuale di super-connessi, disattenti, frenetici, frettolosi, incuranti delle tradizioni popolari.
Le linee di sviluppo e di crescita sono cambiate. Dobbiamo convincerci che il futuro prossimo venturo sarà completamente diverso dalla realtà odierna.
La terra è la chiave di lettura per la rinascita di Alife.

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