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Un anno sul Matese

Natalino Russo, fotografo e giornalista, collabora con diverse testate tra cui PleinAir, Qui Touring, Latitudes, Internazionale, Meridiani. È rappresentato dall’agenzia Simephoto.

Un anno sul Matese

31 Dicembre 2014

di Natalino Russo

Imponente e sornione, verdissimo, ma anche brullo e selvaggio. Così si presenta il massiccio del Matese a chi ci mette piede per la prima volta: con le sue cime innevate, i pascoli e le vaste faggete, le profonde valli e i canyon che ne incidono i versanti, e coi suoi laghi d’alta quota. La montagna si affaccia sulla valle alifana, sbarrandola a nord con un bastione di rocce calcaree, confine naturale tra Campania e Molise.

Grotte e speleologi Abbondanti sorgenti pedemontane vengono alimentate da grandi bacini idrici ipogei. È sottoterra, infatti, che questa montagna cela uno dei suoi più grandi segreti: le grotte. È un mondo tridimensionale: rapide tumultuose e fragorose cascate, confluenze, e poi la calma placida dei laghi sotterranei. Qui speleologi di tutta Italia esplorano grandi abissi: a Cul di Bove ci si è spinti fino a -906 metri, seguendo pozzi e gallerie che finora hanno superato i 4 chilometri complessivi, mentre il vicino Pozzo della Neve è conosciuto fino alla profondità di 1048 metri, per un’estensione di oltre 9 chilometri. Ma questi sono solo gli esempi più noti delle decine di grotte del Matese.

La storia e gli uomini Il Matese fu roccaforte dei Sanniti, che anche grazie al territorio resistettero a lungo alla forza conquistatrice di Roma. Di questo periodo sopravvivono molte tracce, come a Roccavecchia di Pratella dove sono i resti di un teatro sannitico, a Campochiaro col santuario di Ercole, oppure nei pressi di Piedimonte Matese dove sorgeva un recinto fortificato persino più antico. Proviene da qui la celebre statuina nota come Corridore del monte Cila, tra gli esempi più eleganti della bronzistica preromana.
Abbondano le testimonianze del periodo romano. Per citare solo i siti d’eccellenza: Alife, con la bellissima cinta muraria quasi del tutto integra, e l’area archeologica di Altilia presso Sepino. I tanti borghi arroccati sui versanti del Matese sono invece eredità del Medioevo. Basti pensare a Piedimonte Matese, ad Ailano, a Cusano Mutri, alle rocche di Rupecanina e di Gioia Sannitica, al castello di Faicchio. Tutti luoghi evocativi, oltre che panoramici.
Queste montagne furono anche una fucina politica: a Letino si concluse nel 1877 la breve insurrezione guidata da Cafiero e Malatesta, e partita da San Lupo.
L’eredità della lunga storia e delle ricche tradizioni agro-pastorali si ritrova nell’artigianato locale, dalle pregiate ceramiche cerretesi ai merletti, fino alla lavorazione del legno e della pietra.

Il parco Gran parte di questo territorio ricade nei confini del Parco regionale del Matese, che tutela oltre 21 000 ettari di demanio silvo-pastorale, con circa 6 300 ettari di boschi ad elevato pregio ambientale definiti “habitat di interesse comunitario”. Alle quote più basse abbondano i castagneti, mentre la fascia pedemontana è caratterizzata da estese leccete. Oltre, cioè al di sopra degli 800 metri di quota, domina il faggio: estesi boschi d’alto fusto si spingono fin quasi ai 1500 metri.
Un caso particolare è il cipresso, che a Fontegreca forma il bosco degli Zappini: coi suoi 70 ettari e l’elevata purezza filogenetica è tra le più importanti d’Europa.
Foreste e radure, creste ventose e riparati canyon sono habitat ideale per innumerevoli specie vegetali e animali. Soprattutto dove abbondano le grotte, è facile avvistare gli schivi rapaci notturni. Inoltre su queste montagne è tornato il lupo, e sulle alte pareti calcaree nidifica l’aquila reale, segno che qui la natura è ancora integra, e costituisce una preziosa risorsa.

In corpore sano Per esplorare un territorio così vario basta mettersi in cammino. Qui i sentieri ricalcano le antiche mulattiere dei pastori, e inoltrandosi nei boschi, sui ripidi versanti e su pascoli affollati di pecore, consentono di raggiungere ogni angolo del Matese. Ma si può andare anche in bicicletta: dalle tranquille pedalate sul recente tracciato Girolago (15 km) fino alle ardite discese di downhill, oppure all’esperienza indimenticabile della Ciclovia del Volturno (144 km), che dalla sorgente ai piedi delle Mainarde segue il fiume fino alla città di Capua.
Le avventure sul Matese non hanno limiti: i venti favorevoli regalano grandi emozioni agli amanti del parapendio, profonde gole sono il terreno ideale per i torrentisti, i tratturi si prestano a lunghe giornate di trekking a cavallo, i laghi possono essere esplorati in canoa.
Inoltre l’innevamento invernale è abbondante: in ciaspole o in sci da escursionismo si scopre un volto diverso dei sentieri; ma anche gli amanti dello snowboard o delle discese trovano pane per i loro denti, negli impianti di Bocca della Selva e Campitello Matese.
Una piacevole giornata all’aperto si conclude a tavola, dove c’è l’imbarazzo della scelta: caciocavallo e caciotte, prosciutto di Pietraroja, insaccati, castagne, funghi e altri prodotti del bosco. E gli infiniti sapori della cucina campana, arricchiti dalla tradizione dell’Alto Casertano.

Natalino Russo, fotografo e giornalista, collabora con diverse testate tra cui PleinAir, Qui Touring, Latitudes, Internazionale, Meridiani. È rappresentato dall’agenzia Simephoto. Ha realizzato guide per Touring e altre case editrici, e pubblicato alcuni romanzi e racconti. Tra i suoi libri ambientati sui monti del Matese, ‘Fratture’ (Imago/Banca Capasso, 2004) e ‘Il respiro delle grotte’ (Ediciclo, 2013). È membro del Visionary Team di Olympus.
www.natalinorusso.it

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